Anno 0 del Nuovo Calendario. Due settimane dopo. Avamposto di Libra

Regnava un silenzio irreale, nella sala dell’edificio centrale. Dall’esterno non trapelava alcun suono. Miller attendeva da un’ora, o forse più, all’interno di quella sala, seduto a un lungo tavolo, a passare lo sguardo da un cesto di frutta poco invitante a un quadro appeso alla parete ‒ un ritratto ancor meno invitante, visibilmente ancora fresco.
Sempre meglio che fissare le pareti di una cella come un criminale qualsiasi, si disse Miller. Perché questo era accaduto, nei giorni precedenti. Dopo essere stati intercettati a Nigmar da quegli uomini armati e poco propensi al dialogo, la spedizione ‒ o almeno quel che ne restava ‒ era stata condotta in questo triste avamposto di cui non conosceva il nome, e nelle sue tristi segrete che, se un nome lo avevano, Miller preferiva non conoscerlo.
A nulla era valso cercare di spiegare i motivi per i quali erano giunti su Mars: il comandante della milizia aveva solo accennato a una recente epidemia, dicendo loro ch’era necessario un periodo di isolamento e di “accertamenti”.
La doppia porta della sala si spalancò. Un uomo, che indossava un’armatura d’acciaio e un mantello bianco, gli venne incontro ad ampi passi, facendogli cenno di restare seduto.
«Comandante Miller» esordì. «Noi ci conosciamo.»
Miller impiegò qualche secondo per riconoscere quel volto. Si trattava di Reinard, colui che aveva guidato l’ultimo trasferimento su Mars, più di due mesi addietro. Il comandante della spedizione scomparsa.
«Mi dovete delle spiegazioni» commentò innervosito Miller. L’attesa non era il suo forte, e la prigionia ancor meno.
«Ve le devo» ammise Reinard, agguantando una mela dal cesto sul tavolo e andando a sedersi all’altro capo, di modo da fissare Miller. «Non era nostra intenzione mancare il Recupero. Semplicemente, eravamo impossibilitati al Recupero.»
«Cos’è successo?»
Reinard si rigirava la mela fra le mani ‒ non doveva averla presa per addentarla, ma solo per placare i nervi.
«Quando siamo arrivati, era già scoppiato il caos. Un’epidemia in corso e una breccia nelle mura. Non eravamo pronti a questo, poiché nessuno ci ha mai dato disposizioni adeguate. La piaga che si è diffusa in quei giorni, credetemi, è una sciagura indicibile. Siamo stati costretti a prendere delle iniziative. Perché una parte dei detenuti era già fuggita, un’altra si è barricata; ci sono stati degli scontri. E delle perdite. Per quanto ci avessero accennato della presenza di una razza autoctona di gargoyle, non eravamo pronti a fronteggiare queste creature.»
«E i custodi di Nigmar?» domandò Miller, cercando di assimilare quello che stava ascoltando. «Il Rettore Graham? Che fine hanno fatto?»
Reinard fece spallucce. «Andati. Stando alle testimonianze, avrebbero fatto fronte comune coi fuggitivi. Qualcuno diretto a sud, altri a est. Difficile stabilire dove di preciso: questo mondo è ancora un mistero per noi.»
A quel punto Miller cominciava a comprendere. «Dove ci troviamo?»
«Questa è Libra» rispose Reinard. «Un piccolo avamposto, per il momento. Nel varcare la soglia sul mondo esterno, siamo stati guidati da una cometa. Una stella azzurra, che ci ha condotti fin qui. Un segno del destino, forse: perciò abbiamo stabilito un nuovo calendario. Siamo nell’Anno Zero della Cometa. La buona notizia, Miller, è che il vostro gruppo non ha contratto la piaga. Devo scusarmi per i metodi adottati, ma non potevamo permettere che rimaneste in quel luogo. A breve verrete liberati, e insieme riprenderemo Nigmar, in attesa di un nuovo Recupero.»
“Un destino beffardo” pensò Miller.
«La brutta notizia» replicò lui, «è che non ci sarà alcun Recupero».
Il volto di Reinard sbiancò.
«Perché non c’è più alcuna runa. È andata distrutta con l’ultimo Portale.»
Reinard rimase in silenzio per qualche secondo, poi annuì a se stesso.
«Capisco» disse in breve, facendo un lungo sospiro. «Perciò questo piccolo avamposto dovrà diventare una grande città. Istituiremo un Ordine, Miller. Se qualcuno dovrà pagare per quanto avvenuto, pagherà molto caro.»